L’artigianato tipico dell’isola d’Ischia

Non tutti sanno che fino agli anni ’50 del secolo scorso sull’isola d’Ischia veniva coltivato il grano e che da questa coltura derivava una piccola ma fiorente industria della lavorazione della paglia che aveva il suo centro nel comune di Lacco Ameno.

Il grano, invece, il mitico carosello (“carusella” in dialetto), veniva coltivato lungo i pendii del sentiero che porta alla Pietra dell’Acqua, nel comune di Serrara Fontana, e da lì al Monte della Guardia, la seconda vetta per altezza dell’Epomeo, a 720 metri sul livello del mare.

Sono diverse le testimonianze di questa attività. Ne fa cenno in diversi parti della sua monografia dedicata all’isola d’Ischia lo storico locale Giuseppe D’Ascia, come pure le sorelle Augustine e Sybil Fitzgerald, due colte viaggiatrici statunitensi autrici, all’inizio del ‘900, di un dettagliato reportage illustrato sulle meraviglie del Golfo di Napoli.

Era anticamente chiamato questo villaggio Serrato o Serrano; cioè luogo chiuso; e lo è da collinette, da promontori, da valli, e da precipizi. Ma se più comunemente lo troviamo scritto Serrano in Jasolino, d’Aloysio, de Siano ed altri cronisti, e geografi; lo troviamo ancora nominato Serrara in Giustiniani, e noi crediamo che sia stato errore di stampa. Vi è lo Ziccardi che fa derivare il nome Serrara da granarium cereris, per lo tenimento unico quasi acconcio al grano“. (Giuseppe D’Ascia, Storia dell’Isola d’Ischia, 1867).

Oltre alle tracce scritte, memoria di un passato rurale che non c’è più, è rimasta la tradizione di intrecciare la paglia per ricavarne cesti, cappelli, borse e altre utensilerie di uso comune. C’è addirittura chi, come la famiglia Monti a Lacco Ameno (www.montiartigianato.it), continua l’antico mestiere di bisnonne e nonne, anche se invece della paglia a essere intrecciata oggi è la più comune rafia. Tra le altre cose, per diverse produzioni i Monti si affidano da sempre ad abili ricamatrici di fiducia, segno inequivocabile che il ricamo e l’intreccio sono patrimonio comune degli ischitani.

Delle donne soprattutto, ma non solo. Sono, infatti, molti gli uomini che ancora oggi si dilettano a intrecciare cesti e cestini di vimini, ma anche nasse e maruffi, questi ultimi casse con struttura metallica che venivano calate in mare per conservare il pescato quando ancora non erano state inventate le celle frigorifere.

Non è raro, in occasione di manifestazioni folcloristiche e feste patronali in giro per l’isola, imbattersi in abili interpreti di quest’antica tradizione manuale. Osservarli da vicino, provare a carpirne la gestualità e la mimica sono esercizi utilissimi per chi è interessato veramente a conoscere il “genius loci” dell’isola più grande e bella del Golfo di Napoli.

Magia dell’isola d’Ischia!

Autore: ischia.land

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