Le bollicine del Castello Aragonese

Secondo gran parte del mondo scientifico la concentrazione di anidride carbonica in atmosfera (CO2) raddoppierà entro la fine del secolo con valori mai raggiunti finora. Da qui tutta una serie di interrogativi sulle conseguenze sia per gli ecosistemi terrestri che per quelli marini. L’altra faccia del problema della CO2, infatti, è l’acidificazione dei mari di cui sono osservabili già le conseguenze nefaste a danno di coralli e barriere coralline.

Sull’isola d’Ischia, attorno il Castello aragonese, è presente un sito di emissione spontanea di anidride carbonica che, risalendo dal fondale, dà luogo al suggestivo fenomeno delle “bollicine”, in dialetto chiamato “‘a vullutura” (trad. la bollitura). Quando abbiamo parlato della Posidonia Oceanica (presente in grosse quantità lungo la costa del Castello) abbiamo accennato anche a questo fenomeno, riferendo della sua importanza scientifica.

Lo studio sistematico di queste fumarole sommerse ha infatti enorme valore predittivo. Secondo la dott.ssa Maria Cristina Gambi dell’Istituto Zoologico Anton Dohrn, esse sono una sorta di “finestra sul tempo” che consente di osservare i possibili scenari futuri legati alla diminuzione del PH marino. Non tanto nei tratti di costa in cui le emissioni sono più elevate, quanto nelle zone intermedie in cui la diminuzione del PH (la neutralità del PH in ambiente marino è 8.12) è analoga ai valori previsti dagli scienziati per la fine del secolo (7.7 – 7.8).

E non è finita perchè torna in ballo anche la Posidonia Oceanica cui abbiamo fatto riferimento poc’anzi. Nei tratti in cui è presente, infatti, si assiste a una sostanziale tenuta della fauna associata. Questo perchè in maniera del tutto simile a una foresta, la Posidonia assorbe l’anidride carbonica in eccesso producendo, al contempo, l’ossigeno necessario a ristabilire il PH marino. Sulla scorta di quest’evidenza scientifica, sono seguite tutta una serie di prescrizioni che hanno portato, tra l’altro, alla costituzione dell’AMP Regno di Nettuno nel 2007.

Intanto gli studi continuano. La National Geographic Society ha finanziato una campagna di studio che oltre al Castello aragonese monitora altri siti in cui, negli ultimi 10 anni, sono comparse le “bollicine”. Tra questi, la bellissima Grotta del Mago tra la baia di Cartaromana e l’insenatura di Punta San Pancrazio.

Insomma, le “bollicine” del Castello Aragonese rappresentano un’ulteriore conferma dell’importanza dell’isola d’Ischia da un punto di vista ambientale. Val la pena vederle da vicino, come vale assolutamente la pena visitare la Grotta del Mago che, seppur meno famosa, non ha niente da invidiare alla Grotta Azzurra di Capri.

Vi aspettiamo!

Autore: ischia.land

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