Castello Aragonese d’Ischia

Il Castello Aragonese è senza dubbio l’immagine cartolina dell’isola d’Ischia. Sorge, maestoso, al termine di Ischia Ponte, collegato al piazzale del borgo da un istmo in pietra fatto costruire da Alfonso I d’Aragona nel 1441. Del resto, è al “Magnanimo” che si devono i lavori più importanti di ristrutturazione di questa fortezza che ricalca in molti punti la struttura del Maschio Angioino di Napoli.

Alla fine del XVI secolo all’interno delle mura dell’”Insula Minor come era chiamato il Castello, vivevano quasi 5000 abitanti, che qui avevano trovato un rifugio sicuro contro i frequenti attacchi saraceni. La restante parte della popolazione sparsa nei casali dell’”Insula Maior” (l’isola d’Ischia) si rifugiava invece alle pendici del Monte Epomeo confidando che le grotte, gli anfratti e i boschi del gigante buono dell’isola sarebbero stati ottimi nascondigli nel caso i pirati ottomani si fossero spinti nella parte alta di Ischia.

Nel 1500 il Castello Aragonese visse una stagione di sviluppo, soprattutto culturale. Merito della poetessa Vittoria Colonna, vedova di Ferdinando Francesco D’Avalos, che qui, nelle mura della fortezza ischitana, riuscì a metter su un vero e proprio cenacolo artistico-letterario ospitando personalità del calibro di Ludovico Ariosto e, forse, Michelangelo Buonarroti.

Al dominio aragonese fece seguito quello borbonico, protrattosi fino all’Unità d’Italia nel 1861, tranne una piccola parentesi nella prima decade del XIX secolo quando furono i francesi di Napoleone Bonaparte, specificatamente il generale Gioacchino Murat, a governare il Regno di Napoli e perciò anche l’isola d’Ischia.

Nel 1809 la flotta inglese (alleata dei Borbone in chiave anti-napoleonica) bombardò, distruggendola, la Cattedrale dell’Assunta del XIII secolo dove, per inciso, Vittoria Colonna aveva contratto matrimonio nel 1509. Insieme alla Cattedrale, anche il convento delle suore clarisse fondato da Beatrice Quadra (altra vedova D’Avalos) venne gravemente danneggiato, eccezion fatta per un cimitero ricavato sotto gli alloggi (oggi riconvertiti in stanze d’albergo) dove, una volta decedute, le suore venivano adagiate su dei sedili in pietra per accellerarne il processo di mummificazione.

Dopo il congresso di Vienna e la ridefinizione degli equilibri geo politici in Europa, i Borbone trasformarono il Castello Aragonese in una colonia penale. Prima per gli ergastolani del Regno; in un secondo momento per i prigionieri politici del Risorgimento. Una lapide marmorea all’ingresso dell’edificio ricorda che a Ischia furono carcerati alcuni tra i maggiori protagonisti del Risorgimento napoletano: Silvio Spaventa, Michele Pironti, Carlo Poerio e Luigi Settembrini che pagarono con la detenzione nelle terribili carceri borboniche le proprie idee unitarie.

Dal 1861 fino ai primi del ‘900 il Castello Aragonese di Ischia Ponte è stato proprietà del demanio che, nel 1912, decise di collocare il bene sul mercato. La famiglia Mattera di Ischia riuscì ad acquistarlo e a trasformarlo negli anni in una meta turistica e culturale di rilievo, location di numerose mostre di artisti di fama internazionale quali De Chirico, Picasso, D’Alì per citare solo i più importanti.

Il Castello Aragonese è aperto tutto l’anno dalle 9.00 fino al tramonto.

L’ingresso costa € 10.00. Gruppi (a partire da 20 persone) € 9.00. Bambini 10-14 anni e accompagnatori di disabili motori e non vedenti € 6.00. Bambini 0-9 anni e disabili con attestato di invalidità (oltre 51%) gratis.

Un comodo ascensore accompagna i visitatori nella fase di salita. Da non perdere la “Terrazza degli Ulivi” collocata proprio sotto il Maschio, la struttura residenziale riservata al sovrano e alla famiglia reale. Il panorama, dalla Terrazza, spazia dalla penisola sorrentina fino al golfo di Gaeta.

Magia dell’isola d’Ischia!!!

Author: ischia.land

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