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Il Palazzo Reale di Ischia Porto

Il porto; la Borbonica (strada interna di collegamento tra Forio, Lacco Ameno e Casamicciola); le pinete; la Chiesa Santa Maria di Portosalvo e, in parte, il Palazzo Reale. L’isola d’Ischia deve sicuramente molto a Ferdinando II di Borbone, sovrano illuminato artefice anche della famosa Napoli-Portici, la prima ferrovia in Italia.

Quanto al Palazzo Reale di Ischia, il re si fece carico di importanti lavori di ristrutturazione, tra cui il completamento del giardino, affidato al botanico Giovanni Gussone. Lo stesso, a cui il sovrano affidò la realizzazione delle pinete e l’allestimento della Pagoda da cui la famiglia reale assisté all’inaugurazione del porto di Ischia, il 17 settembre 1854.

A eccezione di quest’ultima opera (il topos “Pagoda”, tuttavia, è rimasto) tutte le altre cui si è accennato in precedenza sono ancora nella piena disponibilità degli abitanti dell’isola d’Ischia, compreso il Palazzo Reale che, seppur proprietà dell’esercito, sovente è aperto al pubblico in occasione di eventi e manifestazioni culturali.

La dimora fu costruita nel 1735 da tale Francesco Buonocore, rampollo di una delle famiglie più in vista sull’isola d’Ischia, nonchè protomedico alla corte dei Borbone. Il Buonocore pensò bene di servirsi delle sorgenti termali presenti nella sua proprietà per trasformare l’area in una sorta di resort ante-litteram, destinato a ospitare le famiglie abbienti del regno. Se vogliamo, la versione “esclusiva” del Pio Monte Della Misericordia a Casamicciola, destinato, al contrario, ai ceti poveri della provincia di Napoli bisognosi di cure termali.

A un certo punto, non si è mai capito fino in fondo il motivo, il palazzo entrò a far parte delle “Reali Delizie” borboniche. Ufficialmente si trattò di una donazione della famiglia Buonocore a vantaggio della casa reale, anche se diversi storici, tra cui l’archeologo Giorgio Buchner (cui dobbiamo la fondamentale scoperta della Coppa Di Nestore) tendono a escludere possa essersi trattato di un atto volontario.

Così, da un certo momento in poi, le alterne vicende del Regno di Napoli si sono inestricabilmente sovrapposte al destino del Palazzo Reale di Ischia, tanto è vero che all’inizio del XIX secolo, durante la breve stagione francese, vi fece visita anche il generale Gioacchino Murat.

Prima di Ferdinando II che, abbiamo detto, diede nuova vita all’edificio, Ferdinando IV e Francesco I si erano limitati a utilizzare il Palazzo Reale come casino privato di caccia, sfruttando la vicinanza con il Lago De’ Bagni (non ancora aperto a porto) per il proprio divertimento venatorio e di pesca. Poca cosa, quindi, rispetto alle potenzialità di una struttura che già ai tempi del protomedico Buonocore contava oltre 200 posti letto.

A seguito dell’Unità di Italia, il Palazzo ha vissuto anni di incuria e abbandono, un po’ come era successo durante i moti rivoluzionari del 1799 allorquando venne depredato. Da qui la decisione di destinare il bene all’Esercito Italiano per farne una foresteria militare col vantaggio ulteriore delle terme. Ancora oggi, a distanza di oltre un secolo, è questa la destinazione d’uso del palazzo con i due leoni all’ingresso di Ischia Porto.

Author: ischia.land

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