Posidonia oceanica, patrimonio dell’isola d’Ischia

A Ischia, la biodiversità non è prerogativa del solo habitat terrestre. Anche i fondali, infatti, per una serie di ragioni climatiche e ambientali (alla base dell’istituzione dell’AMP Regno Di Nettuno nel 2007) sono di grande pregio; senza dubbio, tra i più belli del Mediterraneo.

Tra i motivi di vanto c’è la “Posidonia oceanica”, pianta acquatica presente in tutto il versante costiero dell’isola, sia pur con qualche differenza tra nord e sud. Gli antichi confondevano la Posidonia per un’alga, tanto è vero che lo spiazzo antistante il Castello Aragonese viene informalmente chiamato “Piazzale delle Alghe”. Il motivo è che a seguito delle mareggiate residui cospicui di Posidonia si spiaggiavano – e tuttora si spiaggiano – davanti la fortezza di “Alfonso Il Magnanimo”.

Invece – abbiamo detto – si tratta di una pianta con fusto, radici e foglie “capace” di produrre fiori e frutti esattamente come una foresta. Non a caso, l’esempio della foresta viene utilizzato spesso dagli studiosi per spiegare l’importanza di questa fanerogama da inizio millennio tutelata dallo Stato italiano (Decreto Legge n. 93 del 23/3/2001).

Anche grazie ai fondi stanziati, i banchi di Posidonia dell’isola d’Ischia, specie quelli di Lacco Ameno e del Castello Aragonese, sono i più studiati del Mediterraneo. C’è chi sostiene addirittura i più studiati al mondo, per via delle diverse collaborazioni estere messe in piedi nel tempo dalla stazione zoologica Anthon Dohrn di Napoli.

Ma veniamo alle peculiarità di questa foresta marina presente attorno le coste dell’isola d’Ischia. Tre in particolare: l’elevata produzione di ossigeno; la ricchezza della flora e della fauna associate (in una singola prateria sono state censite 1200 specie tra invertebrati e pesci) e, in ultimo, la preziosa azione di contrasto all’erosione marina. Fenomeno che insidia da sempre le coste dell’isola, cresciuto di intensità negli ultimi anni anche a causa della rarefazione delle praterie di Posidonia.

Gli ancoraggi, unitamente al progressivo innalzamento della temperatura e alla posa di cavi e tubi, stanno provocando dei cambiamenti nell’ecosistema marino che rendono urgente la tutela della Posidonia oceanica dell’isola d’Ischia. L’ostacolo, spesso, è rappresentato dagli elevati costi di riforestazione, nell’ordine di centinaia di migliaia di euro per ettaro. Da questa considerazione sono scaturiti una serie di studi e convegni dedicati alla tutela “a monte” della Posidonia oceanica, con la prescrizione di modelli di sviluppo improntati alla sostenibilità ambientale.

Infine, una curiosità. La presenza di una vasta prateria di Posidonia Oceanica non è l’unico motivo di interesse dei fondali attorno il Castello Aragonese. L’altro è “‘a vullutura”, termine dialettale (la bollitura, in italiano) con il quale, da sempre, i marinai di Ischia Ponte indicano la risalita di bollicine di anidride carbonica dal fondo. Un fenomeno di vulcanismo secondario che, provocando una variazione continua del PH marino, è in qualche modo predittivo dei cambiamenti climatici su più vasta scala. Gli oceani, infatti, da secoli assorbono l’anidride carbonica mitigando l’effetto serra ma, al contempo, pagandone le conseguenze. Il fatto che a Ischia queste condizioni si verifichino naturalmente fa dell’isola e, specificatamente, dello specchio acqueo attorno il Castello Aragonese, un laboratorio speciale per studiare mari e oceani nel 2100. Anche questo è l’isola d’Ischia.

Author: ischia.land

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