Procida | Ex carcere di Terra Murata

Il generale Rodolfo Graziani, il principe Junio Valerio Borghese, il politico Giacomo Acerbo, il killer Frank Mannino. Scorrere la lista dei detenuti illustri dell’ex carcere di Terra Murata significa riannodare i fili della memoria su fatti e circostanze che hanno segnato la storia d’Italia, e non solo.

La campagna d’Africa, la legge elettorale che consegnò l’Italia a Mussolini, gli arditi incursori della X MAS, la strage di Portella della Ginestra: chi ha il privilegio di visitare l’ex carcere di Procida viene immediatamente assalito dal peso di un luogo le cui mura sono impregnate di incoffessabili segreti. Poi ci sono i ricordi di tanti procidani cresciuti con l’eco dei manganelli dei secondini contro le inferriate e, una volta la settimana, col mercato del carcere, famoso per i tessuti di lino della teleria e gli ortaggi del tenimento agricolo.

Inevitabilmente, la storia del complesso di Terra Murata si è schiacciata – per così dire – sull’ultima destinazione d’uso. Una parentesi, quella carceraria, durata su per giù 150 anni da quando, attorno al 1830, i Borbone decisero di trasformare la fortezza d’Avalos (famiglia della corte aragonese) in un bagno penale, parimenti a quanto avevano fatto col Castello Aragonese nella vicina Ischia. La differenza tra le due fortezze è che quella di Procida ha continuato a esser luogo di detenzione anche dopo l’Unità d’Italia ospitando ergastolani e detenuti comuni fino al 1988, anno di dismissione della struttura.

Nel 2013, dopo venticinque anni di totale abbandono, il comune di Procida ha rilevato dal demanio l’intera area con l’intenzione di farne il volano per lo sviluppo dell”isola, che ha necessità di aprirsi definitivamente al mercato turistico internazionale senza smarrire, al contempo, la sua millenaria vocazione marinara. Una sfida che passa per la realizzazione in loco di un grande complesso turistico-culturale con albergo, sale congressi, intrattenimento, benessere, affianco esposizioni museali, laboratori, parchi e la rivalutazione del tenimento agricolo del carcere.

Il progetto non è ancora partito. Nel frattempo, però, l’ex carcere è stato aperto per la prima volta (una tantum) al pubblico nel 2014, con la promessa di riuscire, quanto prima, a cadenzare le visite. L’obiettivo è dare a tutti la possibilità di ammirare questo “habitat sospeso”, pieno di segni (brandine, divise, macchinari per la filatura, l’officina meccanica all’ingresso) degli uomini che vi hanno vissuto parte, talvolta il resto, dei propri giorni. Senza dimenticare, naturalmente, la struggente vista del Golfo di Napoli, consolazione e tormento per i migliaia di detenuti passati di qui.

Infine, sempre in tema di panorami, da non perdere il belvedere di Piazza D’Armi, poco prima dell’ingresso al borgo di Terra Murata. La piazza regala una magnifica vista della Corricella, centro abitato che è tra le testimonianze più significative di quel modo di costruire sui generis che è l’architettura mediterranea.

Autore: ischia.land

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