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La Parrocchia di San Sebastiano Martire a Forio

Lo sky line di Forio è dominato da chiese e torri. Come è noto, l’arrivo in paese è anticipato dalla vista della cupola di San Gaetano e dei merli del Torrione, mentre all’interno sono i pinnacoli di Visitapoveri, la cupola e il campanile della chiesa di San Sebastiano a dominare il paesaggio.

Ed è proprio di quest’ultima chiesa di cui ci accingiamo a parlare, per due motivi in particolare: il primo è che l’edificio sorgeva in altro luogo rispetto all’attuale ubicazione; il secondo, invece, è che San Sebastiano è la parrocchia da cui dipendono le più celebrate chiese del Soccorso e Santa Maria di Loreto.

Partiamo dal primo punto. La chiesa di San Sebastiano si trovava all’incrocio tra via Giovanni Castellaccio e via Cava delle Pezze (ora Mons. Schioppa), e proprio il fatto di trovarsi ad angolo con quest’ultima strada per secoli le è valso l’appellativo di “San Sebastiano alle Pezze”.

La fondazione originaria risale alla metà del ‘500, mentre nel 1620 venne elevata a parrocchia per affiancare la più antica chiesa di San Vito Martire. Tuttavia, la costruzione dell’edificio è proceduta a rilento sin dall’inizio.

Addirittura si racconta che durante l’epidemia di peste che nel 1656 colpì il Regno di Napoli, i foriani ammucchiassero una parte dei cadaveri all’interno della chiesa di San Sebastiano. Incaricata del macabro compito, una donna di nome Tolla (diminutivo di Vincenza o Vittoria).

Tolla però non si limitava al “semplice” trasporto ma – secondo quanto riferito dal D’Ascia in “Storia dell’Isola d’Ischia” – spogliava i cadaveri dei loro preziosi che poi indossava a mo’ di collana (in dialetto cannaca).

Una consuetudine che i foriani, sempre secondo la testimonianza dello storico locale, trasformarono successivamente in diversi modi di dire (‘a cannaca e Tolla; sei una Tolla) per stigmatizzare l’eccentricità femminile nel vestiario.

Nella terra di Forio una intrepida vecchia chiamata Tolla fu la seppellitrice dei cadaveri, che ammonticchiava su piccola carretta e trasportava nella chiesetta di S. Sebastiano ritraendone per mercede gli oggetti del trapassato, e se questi erano preziosi li portava infilzati tutti in un laccio che portava sempre seco appeso al collo a guisa di collana detta allora cannacca. Anche oggi è rimasto il proverbio, quando in Forio, una popolana si guarnisce di soverchio, e si sente. Che! vuoi fare la cannacca a Tolla? Questa fu tre volte attaccata dalla peste; le due prime volte superò il morbo, alla terza vi soccumbette..”
(Giuseppe D’Ascia Storia dell’Isola d’Ischia, 1867).

Secondo il resoconto di D’Ascia il completamento della chiesa di San Sebastiano alle Pezze si protrasse, non senza interruzioni, dalla metà del ‘700 fino al terremoto del 1883. Dopo il sisma, la chiesa, ormai ridotta a rudere, venne prima abbandonata, e poi, nel 1906, abbattuta.

La parrocchia, invece, venne spostata in via Sant’Antonio Abate, uno degli ingressi dei famosi vicoli saraceni di Forio. Al pari della chiesa di San Sebastiano alle Pezze, anche quella di Sant’Antonio Abate venne distrutta dal sisma del 1883.

La ricostruzione terminò nel 1913 e da allora è conosciuta con entrambi i titoli, anche se quello ufficiale è, appunto, San Sebastiano Martire. All’interno non ci sono grandi opere d’arte. A esser grande, in questo caso, è piuttosto tutta la chiesa la cui facciata si staglia maestosa in un vicolo stretto a poche decine di metri dal corso principale. Da vedere!

Orari Ss. Messe
– Feriale 8.30;
– Festivo 10.30.

Author: ischia.land

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