Aenaria, la città sommersa di Ischia

Ischia è conosciuta in tutto il mondo per esser stata la più antica colonia della Magna Grecia, il primo avamposto della gloriosa civiltà greca nel bacino del Mediterraneo occidentale. Non tutti sanno, però, che Ischia fu abitata anche dai Romani, i quali, diversamente dai fondatori di Pithecusa, preferirono insediarsi nel versante orientale dell’isola, per la precisione in quello che oggi è lo specchio d’acqua compreso tra il Castello Aragonese e gli scogli di Sant’Anna.

Lì fondarono la colonia di Aenaria, una piccola cittadella dedita perlopiù alla lavorazione del piombo. I primi ritrovamenti della città sommersa di Aenaria risalgono agli anni ’70 del secolo scorso, anche se è solo nel 2010 che l’attività di scavo è (ri)cominciata con criterio scientifico grazie alla collaborazione tra la Marina di Sant’Anna e la Soprintendenza per i Beni Archeologici di Napoli. Una partnership pubblico-privato che sta gettando nuova luce su un periodo storico (la colonizzazione romana dal IV sec. a.C al I d.C.) di cui, tuttora, si sa meno rispetto alla precedente epoca greca.

Certo, ci sono i reperti custoditi nel Museo Archeologico di Pithecusae (ed altri nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli), tuttavia, quel che sta emergendo dalla campagna di scavi sottomarina portata avanti dai sub della Marina di Sant’Anna suggerirebbe una diversa e più articolata interpretazione del periodo romano. Per esempio, sono state rinvenute centinaia di tavole, zeppe e pali di legno con ogni probabilità necessarie alla costruzione di una cassaforma lignea, infrastruttura assai utilizzata in epoca romana per la realizzazione di opere murarie a mare.

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Nel caso specifico si tratterebbe di una banchina ubicata davanti alla piccola cappella di Sant’Anna (vd. in basso immagine di copertina), all’inizio della baia di Cartaromana. La costruzione di una banchina ha senso solo se c’è un insediamento stabile, ed è questa la traccia più promettente su cui stanno lavorando subacquei e soprintendenza. Un insediamento stabile dedito alla lavorazione del piombo ma anche al commercio; un insediamento che difficilmente sarebbe stato abbandonato dai romani se non fosse sopraggiunto un terribile evento sismico collocabile tra il 120 e il 150 d.C. È questa la tesi attualmente più accreditata negli ambienti della Soprintendenza dopo che per anni, la scomparsa sotto il livello del mare di Aenaria, era stata ricondotta al fenomeno del bradisismo.

Ciò detto, l’importanza storico-archeologica dello specchio d’acqua compreso tra il Castello aragonese e gli Scogli di Sant’Anna è una delle ragioni che portò all’istituzione, nel 2007, dell’Area Marina Protetta Regno di Nettuno. Se a questa sommiamo la presenza in loco di una vasta prateria di Posidonia oceanica e, quella ancora più importante, di un esteso campo fumarolico sottomarino (le famose “bollicine” del Castello aragonese) capiamo l’importanza delle acque di Ischia Ponte e Cartaromana.

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Una rilevanza scientifica, oltre che storico-archeologica, ammirabile durante il periodo estivo grazie alle visite guidate organizzate dalla Marina di Sant’Anna in collaborazione con la Platypus Itinerary, affermata agenzia turistica locale. Un motivo in più per scegliere Ischia come meta per le proprie vacanze.

Vi aspettiamo!

Autore: ischia.land

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