Eremo di San Nicola

Uomini in fuga, uomini santi, monaci e briganti: per secoli, sulla cima del Monte Epomeo hanno trovato riparo persone molto diverse tra loro, a cominciare, ovviamente, dai tanti ischitani costretti a ritirarsi in montagna per sfuggire agli assalti saraceni. Non a caso, la parrocchia di Fontana – ubicata proprio di fronte a uno dei sentieri che conduce in cima al monte – è intitolata alla Madonna della Mercede, protettrice dei cristiani che venivano rapiti dai pirati ottomani.

Tuttavia, nei boschi della Falanga, dei Frassitelli e nei declivi tutt’attorno la vetta dell’Epomeo, sovente trovavano riparo anche uomini in fuga dalla giustizia. Come i due briganti che quasi uccisero Giuseppe D’Arghout (1704-1778), il comandante della guarnigione militare del Castello Aragonese che, scampato miracolosamente alla morte, decise di far voto a San Nicola e trasferirsi nell’eremo che sorge proprio in cima al monte.

Già, perchè, sul cocuzzolo dell’Epomeo sorge una piccola chiesa rupestre
interamente scavata nel soffice tufo. A fianco la chiesa, un convento che, inizialmente, – siamo alla fine del ‘500, – avrebbe dovuto ospitare le Suore Clarisse della nobildonna Beatrice Quadra (vedova D’Avalos), tuttavia presto traslocate nel più sicuro e mite, da un punto di vista climatico, Castello Aragonese.

Dopo le suore di clausura, e prima di Giuseppe D’Arghout, nell’eremo di San Nicola soggiornò Fra Giorgio Bavaro, un oriundo bavarese, morto in odore di santità (tra il 1746 e il 1754), sepolto nella Basilica Santa Maria di Loreto a Forio.

Per l’Eremo di San Nicola l’800 e il ‘900 sono stati secoli bui, di sostanziale abbandono, che inevitabilmente ha compromesso mura, volte, intonaci e stucchi di parte dell’edificio. In anni più recenti, il convento è stato addirittura trasformato in ristorante e locanda, salvo poi esser dismessa pure quest’attività e tornare alla situazione precedente.

Le cose, però, da un po’ di tempo a questa parte sono cambiate. Merito di una maggiore sensibilità ambientale, e della sopraggiunta consapevolezza circa l’importanza turistica dei beni culturali, c’è l’intenzione di fare dell’Eremo di San Nicola un’attrazione turistica permanente, finalmente fruibile a quanti, e sono sempre di più, salgono in cima al gigante buono dell’isola d’Ischia per godere da quassù dello straordinario panorama.

Magia dell’isola d’Ischia!

Autore: ischia.land

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