Il borgo di Campagnano

Se a Ischia dici Campagnano ormai quasi sempre scatta l’associazione col bellissimo presepe vivente che ogni anno, a fine dicembre, va in scena nella piazza della frazione. Una tradizione che nel giro di pochi anni ha guadagnato notevole fama turistica, entrando di diritto tra gli eventi clou del Natale sull’isola.

Eppure Campagnano, o”Vicus Campagnani” come anticamente veniva chiamato il borgo, merita di esser visitato sempre, a prescindere dagli eventi e le ricorrenze che vi si svolgono. È qui, infatti, che nobiltà e clero residenti a Ischia Ponte avevano i loro fondi agricoli quotidianamente lavorati da mezzadri e braccianti.

Alla base di tale scelta v’era chiaramente la fertilità del suolo, ma c’era anche un’altra ragione per cui – qui e non altrove – i benestanti ischitani avevano deciso di concentrare parte dei propri possedimenti: la vista. Intendiamoci, non era una scelta estetica; si trattava, più prosaicamente, di avere il controllo, anche dall’alto, di tutto quello che succedeva attorno il Castello aragonese, per secoli cuore della vita politica, religiosa ed economica dell’isola d’Ischia.

Di quel passato ormai restano solo la toponomastica (Casa Curci, Cà Mormile, Cà Tavola, Casa Conte… dal nome dei proprietari che qui avevano case e terreni) e i racconti tramandati dalla letteratura di viaggio. Una preziosa testimonianza è quella di Giuseppe Orioli che, agli inizi degli anni ’30 del secolo scorso, insieme all’altro e più famoso scrittore Norman Douglas, realizzò una lunga ricognizione dell’isola.

Ve ne abbiamo già parlato quando abbiamo scritto del borgo di Testaccio, a proposito del quale questo scrittore ravennate, con acume notevole, aveva previsto il futuro di emigrazione che subito dopo la seconda guerra mondiale assunse i contorni di un mini esodo.

Emigrazione, peraltro, che riguardò da vicino anche Campagnano come documenta una lapide marmorea all’interno della chiesa Ss. Annunziata al centro dell’omonima piazza. Si tratta appunto di un omaggio degli emigranti del borgo ed è datato 1926 precedente, quindi, l’ondata migratoria degli anni ’50 cui abbiamo accennato poco sopra.

La fede e l’amore dei devoti di New York Brooklin Princeton e California alla VERGINE ANNUNZIATA gloriosa patrona del paesello natio dolce visione nella terra lontana questo pavimento di marmo hanno offerto solenne attestato di imperituro affetto. Agosto 1926

Quanto a Campagnano, Orioli si meravigliava della presenza di case signorili in luoghi, sì panoramici, ma di difficile accessibilità. Così lo scrittore nel suo “Giro indipendente dell’Isola d’Ischia” (Imagaenaria Edizioni, 2004):

Se da Campagnano proseguite verso est troverete sulla sinistra un nobile edificio del XVIII secolo con un pozzo al centro del cortile e i balconi panciuti in ferro battuto. Deve essere appartenuto a gente ricca. Ci si domanda chi fosse mai quella gente e che cosa l’avesse indotta a insediarsi in un luogo tanto inaccessibile.”

Detto brevemente del passato, veniamo ora al presente che, come chiarito in apertura, non coincide col solo presepe vivente. Negli ultimi anni, ad esempio, il numero di escursionisti di passaggio per il borgo è molto aumentato grazie all’accresciuta popolarità del trekking come segmento turistico dell’isola d’Ischia.

Da Campagnano, infatti, si accede abbastanza agevolmente al villaggio di Piano Liguori da cui, a sua volta, è possibile proseguire verso Punta San Pancrazio o verso il Santuario della Madonna di Montevergine in località Schiappone. Parliamo di scenari naturalistici di inestimabile bellezza che, dopo esser stati colpevolmente trascurati per molto tempo, stanno vivendo una nuova e meritata ribalta.

Passeggiare in questo versante dell’isola tra vigneti antichissimi e colture autoctone come i fagioli zampognari è esercizio indispensabile per conoscere l'”altra Ischia”, la parte di isola lontana dagli hotel, le spiagge e la vita notturna dei versanti costieri. È qui, tra vigne e campi coltivati che sopravvive il “genius loci” dell’isola d’Ischia.

Vi aspettiamo!

Autore: ischia.land

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